Cosa vedere a Catania

Questo articolo è in programma da una vita. Sì, perché parte della mia vita, probabilmente gli anni più belli, l’ho trascorsa proprio a Catania, fra un arancino da Savia, una passeggiata in via Etnea, una nottata “appressu ‘a Santuzza” e, ovviamente, il folle studio alla Cittadella.

Le strade della mia Catania sono talmente intrise di ricordi speciali che quasi fatico a raccontarvela: Catania è viva, è cangiante, è colorata e colorita, è divertente, è piena di cose belle da vedere e di cose interessanti da fare, ma è anche una costante contraddizione e se avrete l’opportunità di visitarla ve ne accorgerete da soli.

Il mio non sarà un vero e proprio itinerario da seguire a Catania, piuttosto un elenco, sicuramente non del tutto esaustivo, dei luoghi che val la pena visitare, e direi di iniziare, quindi, dalla piazza principale.

Piazza Duomo è il “salotto buono” della città e attorno ad essa sorgono alcuni dei monumenti più importanti di Catania: a nord troviamo il Palazzo degli Elefanti, sede del Municipio cittadino, ricostruito nel 1696 in seguito al terremoto che, nel 1693, distrusse interamente la Loggia medievale che lì sorgeva e l’intera città. Gian Battista Vaccarini, l’architetto incaricato della ricostruzione, realizzò una splendida facciata barocca su cui spiccano le statue rappresentanti Fede e Giustizia e sulle cui finestre compaiono, alternandosi, le “A” di Sant’Agata, santa patrona di Catania, e tanti elefantini, da cui deriva appunto il nome del Palazzo. Proprio questi sono, infatti, i simboli della città e l’elefante assume un posto d’onore al centro della piazza. La Fontana dell’Elefante, affettuosamente chiamata dai catanesi “U’ liotru”, fu anch’essa costruita dall’architetto Vaccarini che collocò sull’alto basamento in marmo la statua dell’elefante in pietra lavica, storico cimelio della città, e un obelisco in stile egizio. Sull’elefantino, simbolo civico catanese, non abbiamo notizie certe: secondo una leggenda, di cui ho anche parlato qui, il Liotru deriva dall’alterazione del nome “Eliodoro”, nobile e ambizioso catanese che avrebbe compiuto diverse imprese a dorso del suo magico elefante; altri credono che sia il simbolo di una non ben precisa religione orientale o che fosse stato costruito come talismano; altri ancora suppongono che un elefantino nano, la cui specie viveva in Sicilia in età preistorica, abbia difeso la città dall’attacco di alcune belve feroci e che per questo meritasse una statua in suo onore. In ogni caso, sembra che sia a tutti gli effetti un portafortuna.

Esattamente di fronte il Palazzo degli Elefanti e la fontana “du Liotru” è collocata la Fontana dell’Amenano. Questa, realizzata in marmo di Carrara, rappresenta un uomo che da una cornucopia versa l’acqua in un canale, in cui appunto scorre il fiume stesso. L’Amenano, infatti, è proprio il fiume sotterraneo che scorre sotto la città di Catania e che giusto in questo tratto risulta visibile.

La sua presenza ha fatto sì che in epoca romana si costruissero diversi edifici termali, che dimostrano quanto, già a quel tempo, la città fosse molto sviluppata: stiamo parlando delle terme all’Indirizzo, delle terme della Rotonda e delle terme Achilliane, tutte site nel centro storico della città e tutte visitabili (ma spesso su prenotazione, quindi controllate giorni, orari e numeri di telefono sui siti ufficiali). In particolare, le terme Achilliane si trovano proprio in Piazza Duomo, o meglio sotto Piazza Duomo, con l’ingresso esattamente in corrispondenza della Cattedrale di Sant’Agata.

Costruita in epoca normanna per volere di Ruggero d’Altavilla utilizzando del materiale recuperato dall’anfiteatro romano, è stata anch’essa ricostruita dopo il terremoto che sconvolse la città: l’architetto Palazzotto si occupò del progetto generale, Vaccarini ancora una volta della facciata che, realizzata nel Settecento, ha connotati barocchi. Ciò che colpisce e che rende unica la Chiesa è l’alternarsi del marmo bianco di Carrara con il granito scuro della pietra lavica catanese; fra le varie statue che adornano la facciata, troviamo quelle di Sant’Euplio, di San Berillo e, ovviamente al centro, di Sant’Agata. Proprio all’interno della Cattedrale si può ammirare, da dietro le sbarre, il tesoro della Santa, oltre che la tomba di Vincenzo Bellini, le cui spoglie sono state restituite alla città di Catania da Parigi nel 1896. Nelle immediate vicinanze del Duomo, affacciata sulla via Vittorio Emanuele, troviamo la chiesa della Badia di Sant’Agata, la cui facciata barocca è movimentata dall’accostamento di forme concave e convesse. Dal 2015 è possibile visitare le terrazze e il camminamento della cupola, il che regala una vista dall’alto su Catania e in particolare su Piazza Duomo e su Piazza Università. Così chiamata per via del palazzo del Siculorum Gymnasium e di palazzo San Giuliano, sedi degli uffici amministrativi universitari, è stata più volte rimaneggiata nel corso del tempo fino ad assumere l’attuale aspetto di piazza con pavimento lastricato in pietra lavica e grande stemma al centro. A far da cornice alla piazza quattro lampioni in bronzo con su scolpiti quattro personaggi della cultura popolare catanese: Colapesce, Gammazita, i fratelli Anfinomo e Anapia e il paladino Uzeta. Da questa celebre piazza, attraverso la scalinata Alessi, è facilmente raggiungibile una delle strade più belle di Catania, via Crociferi, che proprio per la sua magnificenza è stata più volte utilizzata come set cinematografico per pellicole come “Il bell’Antonio” e “I Vicerè”. L’Unesco ha dichiarato questa strada Patrimonio dell’Umanità per via delle sue bellezze barocche perché qui, uno dietro l’altro, si susseguono alcuni dei monumenti più belli della città: la Chiesa di San Benedetto con annesso monastero, la Chiesa di San Francesco Borgia e il collegio dei Gesuiti, la Chiesa di San Giuliano con il suo convento e, infine, la Chiesa di San Camillo con accanto il convento dei padri Crociferi da cui la via prende il nome, per poi terminare con uno dei palazzi più prestigiosi della Catania Settecentesca, Villa Cerami, oggi sede della Facoltà di Giurisprudenza. L’incrocio fra via di Sangiuliano, che taglia via Crociferi, e via Etnea, la strada più importante di Catania, è scandito dai “Quattro canti”: questi, progettati sul modello dei Quattro Canti palermitani, formano uno scenografico spiazzo a pianta ottagonale, creato appunto dall’intersezione delle vie e dagli angoli smussati dei quattro palazzi della nobiltà settecentesca catanese che sorgono proprio qui. Questo perché, in una Catania interamente ricostruita dopo il terremoto, era necessario inserire degli slarghi e delle piazze in cui la gente avrebbe potuto raccogliersi in caso di nuovi sismi.

photo di Roberto Viglianisi, tratta da Pinterest

In quest’ottica, proseguendo per via Etnea, si incontra piazza Stesicoro. Volgendo lo sguardo verso “a muntagna”, troviamo a sinistra i resti dell’Anfiteatro Romano e la chiesa di Sant’Agata alla Fornace, dove la Santa patrona della città avrebbe subito il martirio, e a destra la piazza su sui svetta la statua del catanese Vincenzo Bellini, ornata da note musicali e da statue rappresentanti alcune delle sue opere, ossia la Norma, la Sonnambula, I puritani e Il pirata.

Sempre su via Etnea si affaccia l’ingresso della Villa Bellini, che si estende verso l’interno fino a raggiungere una superficie complessiva di 72.000 m2. Dallo scalone di ingresso si giunge ad uno slargo con una grande vasca, sovrastato da una collinetta su cui numerose piantine sempreverdi, giornalmente modificate dai giardinieri, indicano la data esatta; sulla sommità della collina un chiosco in ferro battuto fa da polo rispetto ad un’area in cui hanno luogo concerti ed eventi; tutto intorno vialetti, aiuole e busti di personaggi illustri catanesi, fra i quali spicca anche Giovanni Verga.

Come ho scritto qui parlando proprio di via Etnea, che per tre chilometri si estende dal mare alla montagna, da qui in poi diventa più ripida e non è più interamente pedonale, anche se nel suo percorso  possiamo ancora trovare elementi degni di interessi, come l’Orto botanico, Piazza Cavour, soprannominata “Piazza Borgo”, il Museo Tattile e la “Casa della Città”, palazzo/museo in stile Liberty. Chiude la scena di via Etnea non più il cavalcavia del Tondo Gioeni ma una grande fontana in marmo sormontata dall’ingresso del Parco Gioeni, il giardino cittadino più esteso e “selvaggio”.

Ma torniamo indietro, fra le vie del centro storico, perché un tour di Catania non può considerarsi concluso senza la visita al Castello Ursino, al Monastero dei Benedettini, a Piazza Teatro Massimo e, per i veri appassionati di archeologia, del Teatro Romano. Il Castello Ursino, oggi museo civico catanese, fu fatto costruire da Federico II di Svevia su un promontorio che si affacciava sul mare ma che al contempo dominava il centro urbano. Se oggi lo vedete inglobato nel centro storico, circondato dalle abitazioni che si pongono al suo stesso livello è solo per via dell’Etna. L’eruzione del 1669 modificò del tutto il rapporto dell’edificio con l’ambiente che lo circondava: la colata lavico circondò completamente il castello e livellò il terreno, snaturando di fatto la sua funzione militare di controllo sul territorio. 

Poco distante dal Duomo di Catania si trova il Monastero di San Nicolò l’Arena, con annessa Chiesa, che è un complesso benedettino tra i più grandi d’Europa, secondo in Europa soltanto al monastero di Mafra, in Portogallo. L’edificio monastico, che oggi è sede del dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania (quanto sono fortunati gli studenti di Lingue e Lettere??), è il perfetto esempio di integrazione architettonica fra diverse epoche, tanto da essere dichiarato anch’esso Patrimonio mondiale dall’Unesco. La sua costruzione iniziò nel 1500 ma, come tutta Catania, fu nel tempo sconvolto dalle varie calamità naturali che interessarono la città, fu distrutto, ricostruito e restaurato più volte. Una visita ordinaria del monastero, a pagamento, prevede la visione degli spazi più significativi, ossia dei due chiostri, del piano cantinato del ‘500, oggi riadattato a Biblioteca di Facoltà, dela domus romana visibile mediante strutture sospese, del Coro di Notte con affaccio sull’altare principale della Chiesa di San Nicolò l’Arena, del Giardino dei Novizi e, per finire, delle cucine e cantine del ‘700, opera dell’architetto Vaccarini. A questi si può aggiungere la visita di ambienti contemporanei, opere recenti dell’architetto Giancarlo De Carlo. Inoltre, è possibile visitare le terrazze della Chiesa: nonostante la sua enorme facciata sia ancora oggi incompiuta, salendo i 141 gradini della sua scala a chiocciola è possibile effettuare una passeggiata sui camminamenti di gronda per ammirare Catania da uno dei punti più alti della città per scorgere addirittura le coste della città di Siracusa.

Il Teatro Romano è davvero una delle chicche della città di Catania perché lo trovi solo se lo conosci. Si trova in una posizione “nascosta”, racchiuso fra altri edifici, inglobato all’interno dell’agglomerato urbano ottocentesco, seppur nel cuore del centro storico: per accedervi, infatti, bisogna varcare la porta di un palazzo sito al n. 266 di via Vittorio Emanuele. Costruito, come spesso accadeva all’epoca, su un preesistente teatro di epoca greca di cui oggi non restano più tracce, risale al II sec. D.C e con i suoi 80 metri di diametro poteva contenere circa 7.000 spettatori. Con la fine dell’impero romano però l’edificio decadde e, come abbiamo già accennato, i suoi marmi vennero utilizzati per la costruzione della cattedrale di Sant’Agata. Pian piano venne addirittura coperto da altri fabbricati, che vi furono letteralmente costruiti sopra; solo nel XVIII secolo, quando la cultura neoclassica si impose in Europa e furono effettuati ovunque importanti scavi archeologici, le costruzioni presenti all’interno del teatro furono abbattute, consentendo al monumento di riacquistare in parte la sua forma originale: oggi si possono osservare la cavea (ossia la gradinata), l’orchestra e alcune parti della scena, attualmente sommersa dalle acque dell’Amenano.

Infine parliamo del Teatro Massimo Bellini, la cui costruzione si deve all’architetto Spada. Egli, nel corso dell’Ottocento, realizzò l’edificio su un preesistente teatro incompiuto progettato da Stefano Ittar, fino all’inaugurazione ufficiale che avvenne nel 1890 con la messa in scena della Norma, del celebre compositore catanese a cui lo stesso teatro è dedicato. Il teatro è visitabile ma anche in questo caso bisogna fare attenzione agli orari di apertura al pubblico e alle visite guidate.

La piazza su cui sorge il teatro è inoltre il centro della movida catanese. Le vie che la circondano sono piene di pub, locali e lounge in cui trascorrere le serate e vi assicuro che qui troverete molta gente sia in estate che in inverno, praticamente a qualsiasi ora. Lo stesso dicasi per tutte le vie del centro storico, in particolare nella zona della pescheria (da visitare anche e soprattutto al mattino, quando al ritorno dal mare i pescatori fanno letteralmente a gara per mostrarvi la loro merce), di via Auteri e del Castello Ursino, dove ci sono molti locali in cui provare, se volete, la tipica carne di cavallo. Altra zona molto frequentata durante le serate, oltre la già citata via Crociferi, è quella di via Santa Filomena e via Pacini, dove negli ultimi anni sono sorti diversi locali di cucina gourmet, biologica e/o a km zero, dall’estetica molto curata.

Il cibo meriterebbe un capitolo a parte ma, per farla breve, consiglio un salto alla Pasticceria Savia, gestita dalla stessa famiglia dal 1897, e alla pasticceria Spinella, aperta nel 1936, entrambe in via Etnea all’angolo con Corso Umberto, in cui assaggiare la cosiddetta “tavola calda”, ossia arancini, cipolline, cartocciate, ma anche iris e gelati, granite, cannoli e la frutta martorana. Ci sono ancora le paste di mandorla, i prodotti al pistacchio, le “minnette di Sant’Agata”, la già citata carne di cavallo, specialità a base di pesce e chi più ne ha più ne metta…

Catania è una città complessa, direi proprio complicata, ma è bella. È bella, è solare e calda, anche nell’accezione di calorosa; è aperta alle novità, è piena di forza e vitalità, è accogliente, ha dimostrato di essere pronta, ogni volta, a risorgere dalle proprie ceneri e con esse ricostruirsi sempre; l’esuberanza e la teatralità dei suoi abitanti, che si percepisce ad ogni angolo di strada ma soprattutto al mercato, e che a qualcuno può apparire fastidiosa, è data da quell’energia propria di chi nasce e cresce alle falde di un vulcano, un vulcano che, come abbiamo visto, ha fortemente influenzano la vita di quanti nei secoli, ci hanno vissuto proprio accanto.  

 

Ah! Quasi dimenticavo. Catania è anche la capitale della street art siciliana Ho scritto in merito qui e qui.

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