Castelmola, Sicilia

Poco più in alto di Taormina, su uno sperone di roccia a strapiombo sul mar Ionio, sorge il comune di Castelmola, annoverato fra i borghi più belli d’Italia, insieme, fra gli altri, ad Erice, di cui vi ho parlato qui.

Il nome del paese, piccolo ma molto carino e prettamente a vocazione turistica, deriva dal Castello normanno che, posizionato sul punto più alto della rocca, sovrasta il centro abitato, e dalla forma della rocca stessa, che somiglia ad un mola di pietra. Forse per la sua posizione sopraelevata, pare che un tempo fosse la vera acropoli di Taormina e le vicende delle due cittadine sono interconnesse, tanto che non si può visitare l’una senza conoscere anche l’altra. Prima i Greci, poi i Romani, poi i Saraceni; poi i Normanni sconfiggono gli Arabi, poi gli Svevi, gli Angioini e infine di Aragonesi: è andata sempre così in Sicilia, un’incessante successione di popoli che hanno sempre riconosciuto la posizione strategica dell’isola del Mediterraneo, la sua bellezza, la sua potenza. E di bellezza, da Castelmola, se ne vede tanta: dai suoi numerosi belvedere, tra le piante di fichi d’India e le azalee, svetta maestoso l’Etna, disseminato di altri paesi appoggiati sulle sue pendici, e poi la costa ionica con il golfo di Giardini-Naxos e Capo di Sant’Alessio, finanche a vedere le coste della Calabria.

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L’ingresso al paese, a viabilità completamente pedonale, è scandito da un antico arco posto al termine di una scalinata in pietra calcarea, che è rimasto isolato in seguito alla costruzione, nel 1954, della piazza Sant’Agostino, realizzata a mosaico in pietra lavica e bianca. Sulla piazza si affacciano lo storico Caffè San Giorgio, il cui titolare, Don Vincenzo Blandano, è considerato l’inventore del vino alla mandorla, fatto con mandorle ed essenza d’arance, e la Chiesa di Sant’Antonino, riadattata ad auditorium comunale.

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Da qui, attraverso un’altra gradinata si arriva al castello-fortezza, di cui restano ormai solo i ruderi delle antiche mura normanne; una lapide di marmo, oggi posta sulla facciata del Duomo, dice che “questo castello fu costruito sotto Costantino, patrizio e stratega di Sicilia”, facendo supporre che si tratti delle difese erette contro gli Arabi nel IX sec.

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Scendendo dalla rocca si arriva sulla strada principale del paese e da qui, seguendo la segnaletica, potete dirigervi verso il Duomo, nella zona sud. Come prima cosa vi imbatterete nel “Bar Turrisi”, famosissimo per via degli oggetti esposti, tutti di forma fallica, in legno, in coccio o ceramica: le bottiglie di vetro, i portaombrelli, i braccioli delle sedie, le decorazioni dei muri, le mattonelle del pavimento, le maniglie delle porte, lo specchio del bagno (che riflette le scene del kamasutra disegnate sui muri) e perfino la rubinetteria. L’idea del fallo (o della “minchia”, come diciamo noi siciliani!) non nasce però come concetto volgare, anzi! Il dio Priapo, nella cultura greca e romana, ha rappresentato la forza, la fecondità, la vita, l’abbondanza e quindi anche la fortuna e la bellezza, tutte qualità che in Sicilia, appunto, abbondano.

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Dalla terrazza all’ultimo piano del bar si gode di un bel panorama sulla piazza e sul Duomo. L’ingresso principale della Chiesa Madre è in realtà laterale rispetto alla piazza e si affaccia su un belvedere dal quale si ammirano ancora l’Etna e il golfo di Naxos.

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Castelmola può essere visitata in un paio di ore al massimo, magari partendo proprio dalla vicina Taormina, ma è davvero graziosa e val la pena raggiungerla almeno per un aperitivo serale.

2 pensieri su “Castelmola, Sicilia

  1. Mi piacerebbe decisamente prendermelo proprio stasera, quell’aperitivo serale di cui parli… Qui al nord oggi fa freddino, e la mia giornata un po’ storta avrebbe bisogno di un bicchierone di prosecco gelato al sole di un caratteristico e sconosciuto paesino siciliano…

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