Taormina, Sicilia

«Ad un uomo che dovesse passare un solo giorno in Sicilia e chiedesse: Cosa bisogna vedere? Risponderei senza esitare “Taormina”. È solamente un paesaggio, ma un paesaggio che possiede tutto quello che sulla terra serve per sedurre gli occhi, la fantasia, la mente!» Guy De Maupassant

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A volte, abitandoci tanto vicino da poterci trascorrere ogni sabato sera, ho dato per scontata la sua bellezza ma, da quando mi sono allontanata fisicamente da Casa, ad ogni ritorno, di quella stessa bellezza, ho deciso di goderne pienamente e così Taormina ha ricominciato nuovamente a far parte dei posti che, della mia Sicilia, annovero fra i più belli, non tanto per la quantità di monumenti e luoghi d’interesse da visitare ma proprio per le sensazioni, per l’atmosfera che si crea, per l’aria che si respira fra le sue vie.

Iniziamo la nostra passeggiata a Taormina proprio dalla via principale, Corso Umberto I, che attraversa il centro storico della cittadina siciliana collegando Porta Messina a nord, detta anche porta Ferdinandea, con Porta Catania, conosciuta anche come la porta del Tocco, che si trova a sud lungo l’asse viario. Disseminati lungo la strada ci sono poi bar, ristoranti, boutique sartoriali, negozi di catena ma anche di prodotti tipici, fra cui le ceramiche e, infine, alcune chicche che val la pena conoscere.

Il Palazzo Corvaja, oggi sede dell’ufficio turistico, è un’importante testimonianza delle vicende storiche che hanno interessato Taormina e la Sicilia tutta: si trova nella piazza che un tempo era l’agorà della greca Tauromenion e che poi divenne l’antico foro romano ed è di origine araba, come testimoniato dalle merlature della torre, ma anche influenzata dal gotico catalano, visibile nelle finestre bifore della facciata e nel portale, e infine normanno.

Più o meno a metà del Corso, proprio accanto alla Porta di Mezzo, chiamata anche torre dell’orologio, si apre piazza IX Aprile, la più famosa della città. Tanto famosa che la barocca Chiesa di San Giuseppe che la sovrasta con la sua bella scalinata viene talvolta confusa con il Duomo cittadino. La piazza è sicuramente il “salotto buono” della città, con la sua terrazza sul mare che si affaccia sulla baia, su Giardini Naxos e sull’Etna. Si dice che la piazza fosse inizialmente dedicata a Sant’Agostino (l’ex chiesa prospiciente la piazza era anch’essa a lui dedicata), ma il 9 Aprile 1860 si diffuse la notizia, peraltro falsa (ma premonitoria!), che Garibaldi fosse sbarcato a Marsala e i taorminesi vollero comunque commemorare quel momento dedicandogli il belvedere più bello della città.

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Il Duomo si trova più avanti, proseguendo verso Porta Catania, ed è dedicato a San Nicola. A mio parere è la costruzione religiosa più bella della città, del tutto adeguata al contesto cittadino, perfettamente incastonata, come se fosse un pietra preziosa, nella montatura del suo gioiello. Costruita con le pietre di Siracusa intorno al 1400 su una precedente chiesa di epoca duecentesca, la Cattedrale ha l’aspetto di un castello medievale, con il coronamento merlato e la torre campanaria a bastione. Si pensa che alcune delle colonne utilizzate all’interno facevano un tempo parte dell’antico teatro.

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Proprio il Teatro greco-romano è “il pezzo forte” di Taormina. Con i suoi 109 m di diametro della cavea è, dopo quello di Siracusa, il teatro più grande non solo della Sicilia ma della penisola italiana e dell’Africa, e risale, come l’altro, al III sec a.C. Tutto ciò che è oggi visibile, tuttavia, appartiene alla ristrutturazione romana, in particolare al periodo di Traiano (II – III sec. d.C.) quando addirittura il teatro fu trasformato in arena.

In senso architettonico, il teatro è propriamente il luogo del theaomai, dello “stare a guardare”, e dalla cavea, ancora oggi, si può ammirare uno spettacolo meraviglioso: la scena inquadra, come se fosse la cornice di un quadro o una finestra ben posizionata sul mondo, un paesaggio spettacolare, l’Etna e il mare. E’ ovvio che i Greci, culttori della Bellezza con la B maiuscola, non scegliessero a caso i luoghi in cui costruire i loro teatri.

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Il mio consiglio da local, una volta terminata la passeggiata sul corso, è quello di inoltrarvi lungo le stradine laterali, che sia per scattare qualche foto, per osservare i balconi fioriti su cui spesso compaiono vasi a forma di teste di moro, o per andare alla ricerca di altre gemme nascoste.

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Una è la Naumachia, una grande costruzione di epoca romana formata da un muro in mattoni rossi di 122 metri per 5 di altezza che si pensa possa essere stato luogo adibito alle battaglie navali ma di cui non si conosce l’esatto utilizzo originale; e l’altro la villa comunale, a cui si accede anche dalla scalinata Timoleone, a sinistra della vita Teatro Greco. Da questa, che secondo alcuni imita la scalinata di Trinità dei Monti, si può ammirare il palazzo di residenza di Lady Florence Trevelyan, nobildonna inglese che abbellì Taormina facendo costruire sontuosi giardini pubblici. Originariamente, infatti, la Villa Comunale era proprio il parco dell’abitazione di Lady Trevelyan che per suo desiderio fu realizzato come un tipico giardino all’inglese e in cui furono collocate anche molte specie di piante rare. La villa è un must non soltanto per il panorama che si può ammirare ma anche per le particolari costruzioni in pietra denominate “victorian folies”.

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Per finire due piccole TIPS gastronomiche:

  • Bam Bar per un’ottima granita;
  • Da Cristina per gli arancini più buoni di Taormina.

4 pensieri su “Taormina, Sicilia

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