Pensieri sparsi #1

È passato un bel po’ di tempo dall’ultimo aggiornamento per cui, prima di ricominciare con le normali pubblicazioni, vorrei raccontarvi le ultimissime novità. Una volta tornata a casa ho affrontato altri 14 giorni di quarantena e lasciatemi dire che l’isolamento in Sicilia, mangiando granita a colazione su una terrazza con vista mare, è tutto un’altra cosa: ne avrei tollerati anche di più, a queste condizioni! O anche no, perché in realtà ero davvero un po’ stanca. Qualche settimana fa mi hanno finalmente sottoposta al tampone – anche se io lo avrei volentieri evitato….non ve lo spiego neanche, il fastidio – e, mentre aspettavo i risultati, pensavo a quali sarebbero state le prime cose che avrei fatto una volta libera (oltre a recarmi dall’estetista, naturalmente!!). Ragazzi, forse non è chiaro a tutti, ma ridendo e scherzando sono arrivata a quota 107. 107 giorni di “reclusione”. Più di 3 mesi e mezzo. Una stagione intera perduta nel tempo, la primavera tra l’altro, la mia preferita.

Per prima cosa sono andata a vedere il mare. Mi “mancava u scrusciu du muri” (semicit.) e mi mancava la sensazione dei piedi sulla sabbia. Poi ho un po’ girato per negozi, qui nel mio paese, e anche attraversare la piazza e alzare la testa verso la Cupola del Duomo mi è sembrata una novità. Il lungomare di Torre Archirafi, quello di Acicastello e di Acitrezza e quello di Giardini Naxos erano così pieni di gente che sembrava quasi non fosse successo nulla e io, con la mia mascherina rosa comprata all’OVS, ero una delle poche ad indossarla ancora. Non so come mi sento in merito alla questione: da un lato mi rendo conto che qui in Sicilia non c’è mai stato un vero e proprio allarme come in altre regioni d’Italia, e quindi penso che la gente abbia ragione a desiderare un po’ di normalità, ma dall’altro lato tutta questa tranquillità un po’ mi spiazza. Io che dal 23 Febbraio sono uscita di casa solo 7 volte perché, congelando tutto, la spesa mi bastava per settimane; io che quando andavo al supermercato camminavo per strade deserte con la paura di veder spuntare un “37.5” alla misurazione della temperatura all’ingresso; io che ho affrontato un viaggio di 20 ore per tornare a casa, durante il quale la polizia mi ha controllata più volte che in tutta la mia vita, già dal momento dello sbarco ho trovato una situazione del tutto diversa da quella a cui ero abituata. E mi fa piacere, da un lato, ma dall’altro ci vedo molta incoscienza in questi comportamenti così disinvolti.

Possibile che proprio io sia incappata nella “sindrome della capanna”?

La risposta la troverete fra un po’ su queste pagine. Sto andando in giro per la mia Sicilia e ve la racconterò presto!

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2 pensieri su “Pensieri sparsi #1

  1. Caspita, 107 giorni sono tanti… Non me lo aspettavo… Che esperienza!
    Aspetterò allora con gioia i tuoi racconti dalla Sicilia dato che io, che abito in montagna, invece, quest’anno mi sa che il mare non lo vedrò!

    "Mi piace"

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