Land Art #2 – Fiumara d’Arte

Si tratta di un vero e proprio museo a cielo aperto, di opere d’arte contemporanea che, inserite all’interno di un paesaggio, lo caratterizzano e lo rivitalizzano e per questo annoverate oggi fra le opere di Land Art più conosciute a livello italiano. Ma non è sempre stato così: nel 1990, infatti, ci fu addirittura una sentenza che dispose per la demolizione di una delle opere della Fiumara per “alterazione del territorio, abusivismo edilizio e violazione della Legge Galasso”.

Solo dopo molti anni (e interrogazioni parlamentari proposte da autorità del calibro di Bruno Zevi che invitavano il Ministero dei Beni Culturali ad «intervenire con la massima urgenza per fare cessare lo scempio e la persecuzione delle autorità locali nei confronti dell’iniziativa di Antonio Presti che ha costituito attorno alla Fiumara di Tusa un nuovo ed eccezionale comprensorio artistico, culturale e paesistico di rilievo internazionale») Fiumara d’arte viene riconosciuta a tutti gli effetti come percorso turistico culturale.

Andiamo quindi alla scoperta di alcune delle sculture più famose del “parco”, che si trova nella zona di Tusa, Messina, sul versante Tirrenico.

Monumento per un Poeta Morto (1989), a Reitano, è un’opera ideata da Tano Festa, trionfo dell’azzurro. L’azzurro dell’opera, l’azzurro del cielo, l’azzurro del mare. Conosciuta infatti come “Finestra sul Mare” è adagiata sulla spiaggia, cornice di un paesaggio sereno, la cui tranquillità è spezzata dal monolite nero, che interferisce con l’armonia dell’opera.

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La Materia Poteva Non Esserci (1986), localizzata a Tusa, proprio sull’argine del torrente, è una scultura di 18 metri realizzata da Pietro Consagra, che si compone di due elementi sottili contrapposti, come contrapposti sono il bianco e il nero, che si innalzano, sfidando la pesantezza del cemento con forme eleganti e sinuose.

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Energia Mediterranea (1990), a Motta d’Affermo, è una scultura dalle linee essenziali, un’onda definita come “guizzo di energia nella natura selvaggia”, che si posa sul terreno -con un rapporto orizzontale piuttosto che verticale – per solidificare l’acqua in un luogo collinare.

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Labirinto di Arianna (1990) di Italo Lanfredini, a Castel di Lucio, è una delle infinite declinazioni dell’archetipo del labirinto nella storia dell’arte, inteso come viaggio, come percorso fisico e interiore, di scoperta, di conoscenza. Una volta entrati, da quell’ingresso che è un chiaro rimando alla Madre e alla fecondazione, non si può che attraversarlo interamente, arrivare al centro e ripetere il cammino.

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38° Parallelo – Piramide (2010), di Mauro Staccioli, a Motta d’Affermo, su un’altura che domina il paesaggio; le sue coordinate geografiche centrano perfettamente il 38° parallelo, ma questa non è l’unica “esattezza” della Piramide. L’opera realizzata in acciaio corten presenta, lungo lo spigolo occidentale, una fessura che rende ancora più precisa la ragione del suo essere lì: la Piramide cattura la luce solare attraverso la fessura, tanto che il 21 Giugno si tiene in questo luogo il “Rito della Luce”.

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Il bello della Land Art, e delle sculture della Fiumara d’Arte in particolare, è il modo in cui il passante curioso può avvicinarsi all’arte non soltanto in senso figurato, ma proprio fisicamente, salendoci sopra, entrandovi dentro, passandoci sotto e in mezzo, come testimoniano le foto qui sotto, scattate in compagnia di amici e colleghi, di parenti grandi e piccini, a dimostrazione del fatto che sì, l’arte può anche essere per tutti!

 

 

 

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