#SOUVENIRS dall’Irlanda

Ultimo (per ora) capitolo sull’Irlanda, quello riguardante carrolls_greentutto ciò che ho messo in valigia e portato con me! Chiunque sia stato in Irlanda non può non conoscere Carroll’s, la catena di Irish Gift con innumerevoli punti vendita sparsi per la capitale. Nel periodo di Natale ho comprato qui la maggior parte dei regali da portare in Italia: tea towels per le zie, block-notes e sotto-tazza per le amiche, toffees e fudges in pacchetti o in scatoline di latta, calamite, accendini e penne…

E tante cose, of course, anche per me!

  1. Ovviamente cartoline. E’ vero che molte delle foto che abbiamo scattato sono esse stesse delle cartoline, è vero che è molto più semplice condividerle su Facebook o Whatsapp per farle arrivare immediatamente ad amici e parenti, ma io sono tradizionalista in questo: sulla cartolina va attaccato un francobollo e va spedita. Ora, in Irlanda i francobolli vengono venduti solamente nei post office; è raro che li abbiano nei newsagents, e se li hanno spesso sono quelli per le spedizioni nazionali. Le ragazze ricorderanno sicuramente la mia disperata ricerca di francobolli internazionali a Belfast, risoltasi poi con la triste consegna a mano della cartolina una volta arrivata a casa. In ogni caso, le cartoline le compro anche per me, da sempre.
  2. Shopping bag “Ireland”. Questa è stata più che altro una necessità, sviluppatasi in seguito alle nostre incursioni al supermarket delle prime settimane, in cerca soprattutto di Digestives al cioccolato, o durante le spese di gruppo per le cene in ostello. Ed è carino (e utile) tenerla in borsa ancora adesso.
  3. Carillon. Questo è sicuramente il più 20170515_145911grande “Ma che te ne fai??” fra i miei souvenirs, ma ne avevo già uno proveniente dall’Olanda e…”two is meglio che one”. Così adesso quando giro la manovella posso ascoltare “Molly Malone” ogni volta che voglio e ricordare l’inno ufficioso della nazione che mi ha ospitata per un bel po’ di mesi.
  4. Felpa “Dublin”. In realtà questa non era per me: l’ho comprata per una persona e portata in Italia con l’intento di regalargliela, ma poi era così carina e calda che…
  5. Angolo “food”. Con tutto il the che ho bevuto in Irlanda (circa 4-5 tazze al giorno – un record per me) non potevo tornare a casa senza una bella confezione di “Irish Afternoon Tea” e di “Chocolate shamrock”. Ovviamente sia il the che i cioccolatini sono finiti in un baleno, ma le confezioni di latta sono ancora in bella mostra sulla mensola.20170515_150124
  6. Cose da colorare. I “colouring book” per adulti stanno iniziando a spopolare anche in Italia, e possedevo già un album a tema “città magiche”. In Irlanda però ho trovato un intero libro da colorare con le cittadine che ho visitato (“The Ireland, colouring book”), per cui mi è sembrato un ulteriore modo per ricordare e mantenere vivi nella memoria i colori (è proprio il caso di dirlo) di questa terra. E ho preso anche una cartolina disegnata da Stephen Farnan.
  7. Angolo “jewellery”, il più nutrito. Innanzitutto ho scelto una collanina con il Trischele, che è uno dei nodi celtici con maggior significato: può essere associato alla mente, al corpo e allo spirito, o anche al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, o altrimenti, in una versione più romantica, al vero amore, che non ha un inizio né una fine. Con lo stesso simbolo ho preso anche un ciondolo per un bracciale componibile, regalatomi da mia zia, che aveva già al suo interno uno charm con la casetta. E il collegamento casa-Irlanda è nato immediatamente, tanto da farmi decidere di posizionare questi due ciondoli uno accanto all’altro. Infine ho comprato il Claddagh Ring. Uno dei più semplici, in argento, senza brillantini, pietre dure e ornamenti. Il classico. E ho anche ricevuto una meravigliosa spilla: la mamma di Annabelle, compagnetta di scuola di Noinin, mi ha regalato una spilla importante, con un nodo celtico e una pietra dura. Bellissima sia per lo stile sia per il valore che ha ai miei occhi: era infatti accompagnata da un bigliettino indirizzato alla “most cheerful person around”.
  8. La bandiera. Si avvicinava San Patrizio e i negozi si riempivano di verde e di simboli irlandesi. Su idea di Miriana abbiamo comprato delle bandiere su cui far apporre le firme delle persone che ci hanno accompagnate durante i nostri mesi irlandesi; ho intenzione di realizzare con essa una custodia per l’album di foto che sto decorando, in cui andranno custodite anche tutte le brochure e i biglietti che ho conservato e le lettere che ho ricevuto dai bambini, da Elma e Barry e dai vicini di casa prima della partenza. La mia valigia al ritorno era piena di carta.

Di carta, di ricordi e di emozioni.

Forse all’inizio ho un po’ faticato ad adattarmi allo stile di vita della mia famiglia ospitante, così diverso dal mio già a partire dalle cose più semplici, come l’orario di cena o gli animaletti domestici – che non erano cani e gatti, ma galline e maialini.  Una volta riuscita a distanziarmi da “casa”, però, da quelle che erano le mie abitudini e da quella che è la cultura della mia nazione, ecco che il vero significato del “viaggio” si è fatto strada dentro me. In Irlanda ho innanzitutto trovato tempo: tempo per parlare con me stessa e prendere decisioni sul mio futuro, tempo per osservare i comportamenti degli altri, per capire come vanno o dovrebbero andare le cose; tempo per passeggiare da sola e ammirare ciò che c’era intorno a me, per rispondere ai sorrisi della gente, per chiacchierare in una lingua non mia che poco a poco è diventata sempre meno sconosciuta; tempo per conoscere altre ragazze che hanno deciso di intraprendere la mia stessa esperienza, ognuna per motivi diversi, ma tutte accomunate da una sorta di coraggio, di sfida, di voglia di mettersi alla prova. In Irlanda, nonostante io mi senta ancora giovane e nonostante non ci siano per niente i presupposti, ho capito che tipo di mamma io voglio essere, semplicemente osservando Elma e Barry e i miei bambini: bambini adorabili, affettuosi, educati, intelligenti e curiosi, divertenti e divertiti, che preferivano giocare all’aperto piuttosto che stare davanti alla tv o con un tablet in mano, con cui si colorava, si creava, si “faceva finta di essere…”; genitori presenti, premurosi, affettuosi, a cui non importava se i bambini si sporcavano rotolandosi da una collinetta (“i vestiti non li lava la mamma, li lava la lavatrice”) – purché si divertissero. In Irlanda ho respirato un’aria diversa, che era pura ed era esattamente quello di cui avevo bisogno. Quello che ora mi manca.

In valigia, oltre ai tanti #souvenirs ho messo dentro la consapevolezza che viaggiare, vivere intensamente un luogo, ti cambia, ti lascia dentro un segno che non si cancella più e attraverso il quale continuerai sempre a valutare le cose.

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